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Appunti da dietro le quinte di media e comportamenti a rischio.

In una società fortemente connotata come società dell'informazione della comunicazione e dello spettacolo (Rivoltella, 2001) dove: 
• le notizie sono un mare dal quale ne emergono solo alcune, a mò di onde e ondate; 

• questi movimenti possiedono una diversa intensità; 

• i messaggi ad esse correlate circolano e penetrano secondo logiche dettate dall'economia, dal mercato e dalla politica; 

come orientarsi per ritrovare la rotta perduta, che delle notizie e della realtà ne ricostruisca una rappresentazione, pur sempre tale, ma non così manipolata da certi poteri, a loro esclusivo vantaggio?

 

guarda il videoclip del gruppo inglese Porcupine Tree:

"Fear of a blank planet"  (dopo 35" di spot)

 

Cari lettori, navigatori e presenti, alcuni di voi avranno già visto il videoclip segnalato, anche in occasioni più titolate di questa.

Come vi siete sentiti?
Quali emozioni avete provato?
Con altri modi e da altri contesti, primi fra tutti i telegiornali, queste immagini già le possediamo. Allora dove sta la differenza?
Soprattutto: è lo stesso sentire e provare a parità di contenuti (disagio giovanile, droga, criminalità, comportamenti a rischio)?

 

- guarda il servizio di Studio Aperto "Generazione ombelico"
- guarda il servizio di Studio Aperto "Bravi Ragazzi"

 

A proposito di informazione televisiva.
C'è più assuefazione nei confronti delle crude notizie con cui condiamo il nostro più o meno abbondante pasto serale in famiglia, rispetto al clip visionato in precedenza?
Oppure anche noi siamo discepoli di quell'estetica da "Horror TG" che ci impone di richiedere storie sempre più truculente per soddisfare la soglia di rilascio adrenalinico che si alza sempre più? Null'altro desideriamo che essere spaventati, con tutto il piacere sessuale insito in una situazione ad alto contenuto di terrore?

Magari abbiamo solo bisogno di sentirci rassicurati dal fatto che i cattivi siano altri, sullo schermo, o che appartengano ad una "categoria" diversa dalla nostra (i giovani, ad esempio)?


llLa tv è anche un medium confermativo: l'immagine dei "giovani cattivi" che trasmette è la conferma di una rappresentazione sociale diffusa, quindi rassicura perché mi dice cose che so già.
Comunque è un fatto: da una parte la visione di questo clip provoca una reazione emotiva potente, non illustra e poco giudica, dall'altra un servizio informativo conferma, illustra, quando va bene racconta, ma soprattutto indirizza. Attenzione, in entrambi i casi trattasi di rappresentazioni, più o meno aderenti al nostro contesto quotidiano di esistenza. Siamo sempre e comunque su quel territorio che esprime soggettività: nel primo caso dichiarata, nel secondo mascherata da falsa oggettività. Lasciamo alla prima il compito di stupire, emozionare, far vivere sensazioni; auspicheremmo che la seconda ritornasse ad informare, evitando sensazionalismi ed eccessiva spettacolarizzazione.

L'analisi dell'informazione televisiva espressa dal sociologo francese Pierre Bourdieu chiama in causa la politica e l'economia e le influenze che esse esercitano in questo ambito. La deriva sensazionalista delle notizie, unita ad una certa informazione compiacente con i poteri politici o le forze economiche, sarebbero da attribuirsi in primis alle relazioni tra gli ambiti economico e giornalistico.
Il bisogno di finanziamento attraverso la pubblicità spinge l'informazione verso la competizione che ha un unico obiettivo: innalzare la percentuale auditel a proprio vantaggio. 
Qualcuno potrebbe sostenere che una sana competizione non può che giovare alla democraticità, all'esaustività e alla moltiplicazione dell'informazione, alla diversificazione delle notizie. Invece il tutto si risolve in un reciproco controllo, a livello di testate, per avere tutti le stesse notizie, l'importante è non essere impreparati, possedere lo stesso portfolio e fornire la stessa agenda setting.
La parola d'ordine diventa quindi uniformità di informazione .Questa, insieme alla notizia sensazionalista, ha conseguenze poi negative sulla vita politica di una democrazia in quanto impone il criterio dell'ascolto, dell'auditel nella selezione delle informazioni e non la rilevanza politica e critica per la vita della società.

In passato è stato lo sbandierare un bisogno di sicurezza nei confronti di presunti mezzi di distruzione di massa a mascherare l'intreccio di interessi politico economici che hanno trovato facile via di fuga nel conflitto militare. Le notizie sulla guerra gestite attraverso i media anche come fossero trailer e spot. Non tutte le guerre sono salite agli onori della ribalta, ma solo alcune (cfr. i rapporti annuali di Medici Senza Frontiere sulle cosiddette crisi dimenticate), alcuni tipi di guerra.

 

- Copertina TG la7 sulle "Crisi dimenticate" 2008

 

E' stata questa un'onda armata dal sapore tecnologico, dove gli interventi per così dire "chirurgici" e localizzati tanto paventati (tra l'altro anche nei telefilm medical e crime di ultima generazione), sono stati inesistenti alla stregua del mancato ritrovamento degli armamenti.

Ieri come oggi le notizie ci giungono ad "ondate": oggi sulla battigia fra tutte si infrange l'onda che denuncia un bisogno di sicurezza e protezione altro (urlato a turno nelle campagne elettorali della politica) situato all'interno delle nostre comunità e microcomunità familiari.
L'onda si infrange e si frammenta in tante piccole unità in movimento composte da milioni di bollicine che scoppiano e la declinano:
violenza efferata, tragedie familiari (patricidi, infanticidi, oggi soprattutto incesti e distruzione di nuclei), esaltazione delle componenti più criminali e animalesche delle diverse etnie (rom, rumeni, ....; recentemente meno enfasi sugli sbarchi); e ancora lo sconosciuto che ti entra in casa attraverso il web gestito dai figlioli, la pedofilia e a seconda dei cicli stagionali il miglior amico (una volta si diceva dell'uomo) che ti azzanna e aggredisce. Figli da proteggere, figli buoni e figli cattivi, figli (di) altri: bullismo.


OPMagari non così accentuato e non in questi termini, ma il bullismo c'è sempre stato. Qua e là si diffondono voci di adulti che confermano il loro esserne stati vittime. La necessità dell'informazione a generalizzare e a standardizzare porta, una volta esploso il caso eclatante, a ricercarne in ogni dove cloni, belle e brutte copie (pensiamo al caso dell'austriaco Fritz e allo spuntare in ogni parte del mondo di situazioni simili). Questo tipo di approccio potrebbe anche sollecitare il potere politico e la società civile a promuovere azioni e vere e proprie politiche sociali più attente alle componenti di protezione, prevenzione e riduzione dei rischi. Ma l'onda passa e non se ne sa più nulla: sulla spiaggia non ci rimane che qualche disgustoso relitto che si sedimenta entrando a far parte di quell'humus che nutre più o meno consapevolmente noi spettatori. Oltre l'orrore rimane il desiderio del pruriginoso, la curiosità più fine a se stessa.

Un ulteriore soggetto che Borudieu inserisce nelle dinamiche di produzione di informazione televisiva è la politica. La televisione e i suoi programmi, primi fra tutti i talk show garantiscono visibilità e consenso. D'altra parte i rappresentanti della politica sono in grado di garantire ai professionisti dell'informazione sicurezza, stabilità e prestigio. Il tutto a scapito del confronto teso contribuire a formare nello spettatore una coscienza maggiormente critica sui fatti.
Senza dimenticare che la scelta delle notizie e la loro collocazione nella scaletta del programma avviene soprattutto in base ai criteri economici dettati dall'auditel.

 

To be continued....

 

 

La redazione



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