(La 7)
09/02/2010 21:10
Film
Tematiche: Televisione, Contestazione, Sistema economico, Valore, Informazione, Suicidio, Pubblico, Mass media, Tendenze, Reato, Alcoolismo, Alcool, Sessualità, Comportamento, Separazione, Morte, Malattia mentale
(Titolo originale: NETWORK) Howard Beale, commentatore televisivo di una grossa rete nazionale di Los Angeles, la UBS (appena acquistata da un'altra società), dopo undici anni di presenza sui teleschermi viene licenziato con un preavviso di due settimane poiché l'indice di gradimento della sua trasmissione è sceso troppo. Depresso e alcolizzato, prima di congedarsi Beale annuncia in diretta il proprio suicidio, che avrà luogo - dice - fra una settimana. Scoppia uno scandalo: Beale viene costretto a smentire il suo sensazionale annuncio il giorno dopo, durante una trasmissione in cui rivela ai telespettatori, con un linguaggio piuttosto greve, il proprio licenziamento. Diana Christensen (Faye Dunaway), giovane e rampante responsabile dei programmi (fra i quali tuttavia non sono inclusi i notiziari) fiuta l'affarone; Frank Hackett (Robert Duvall), proconsole dei nuovi padroni nella UBS, l'appoggia mentre Max Schumacher (William Holden), amico e superiore diretto di Howard, perde il posto per essersi rifiutato di accettare il massacro intellettuale del medesimo. In un rivoluzionario giornale-spettacolo, messo insieme cinicamente da Diana, il presentatore Howard diventa l'ascoltatissimo "pazzo profeta dell'etere". Le sue feroci critiche, mentre entusiasmano il pubblico, allarmano i vertici e il presidente della UBS, Arthur Jensen (Ned Beatty), con il quale il subordinato Hackett sta come pappa e ciccia, induce il divo a propagandare la sottomissione al sistema. L'UBS, che aveva visto le sue sorti brillantemente risollevatesi grazie al fortissimo share di ascolto raggiunto dalla trasmissione, un po' pazzoide e decisamente sull'anarchico-rivoluzionario, di Howard (e quindi un forte incremento delle entrate pubblicitarie connesse), subisce un nuovo, lento declino; ma Jensen, che ha personalmente convinto Howard a cambiare indirizzo (nei contenuti, non nella forma) non recede dalla linea: Howard deve continuare il suo show, anche se calano gli ascolti. Diana, Frank e gli altri responsabili della rete decidono che l'unica possibilità di salvezza per l'UBS sta a questo punto nell'eliminazione fisica di Howard, della quale incaricano alcuni componenti di un gruppo terroristico specializzato in rapine e rapimenti, che erano stati scritturati dalla stessa Diana per fornire alla rete le riprese in diretta dei loro assalti. Durante il suo show, due killer del gruppo sparano ad Howard uccidendolo. Un iroso film contro la televisione, non esente da difetti ma sempre attuale, che bisogna vedere. In arte, come nelle altre forme di comunicazione, l'ira è cattiva consigliera perché induce a combattere il nemico con le sue stesse armi. Network ha molti difetti: uno su tutti, la convinzione semplicistica che basti gridare uno slogan in tv (Sono inc...to nero!) per far sollevare le masse. La teoria del proiettile magico, creduta valida negli anni '20 e '30, nel 1975 andava quantomeno attenuata. Ciò premesso, Quinto potere va visto: perchè il tg eleborato da Diana (con tanto di indovina e sezione gossip) è molto simile a molti notiziari studioapertistici odierni; perchè certi meccanismi di costruzione dei palinsesti sono sempre attuali; perchè le teleprediche di Howard Beale anticipano quelle di Beppe Grillo, Vaffa-Day incluso. All'epoca il film fu un successo. Su 9 candidature ai premi Oscar ne vinse 4: alla sceneggiatura di Paddy Chayefsky e a 3 attori (Finch, Dunaway, Straight).
> Autori:
Lumet Sidney
> Interpreti:
Holden William, Finch Peter, Dunaway Faye, Duvall Robert
> Origine:
U.S.A.
> Voto:
> Da vedere perchè:
Devo farmi un'idea (una volta non guasta)
> Elenco repliche:
La 7, 18/02/2009 21:10
La 7, 09/02/2010 21:10
> Archivio:
> Streaming:
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