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Un gioco da ragazzi

In Italia il 96% dei bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni gioca con i videogiochi (fonte: Eurispes), mentre nel mondo l’età media del videogiocatore supera i 30 anni (fonte: ESA). Bastano questi due numeri per poter definire il videogioco uno dei consumi mediali più importanti di oggi, trasversale a genere (giocano tanto i maschi quanto le ragazze), età e classi sociali. Mentre in tv le pubblicità della Nintendo mostrano genitori che contendono la console ai figli, condividendo il “divertimento per tutta la famiglia”, per strada basta estrarre uno smartphone per iniziare l’ennesima partita a Fruit Ninja. Non più passatempo per adolescenti maschi solitari, il videogioco fa stabilmente parte delle strategie di mercato in cui all’ideazione di un “software” (un personaggio, un brand, un universo narrativo) fa seguito la sua messa “in hardware” su vari formati. Gli esempi sono innumerevoli: Harry Potter, Simpson, Spider Man, Batman, Assassin’s Creed, Angry Birds sono marchi che troviamo moltiplicati su media diversi: serie tv, film, libri, videogiochi, gadget, vestiti, fumetti, siti Internet, parchi a tema.

In questo quadro vietare i videogiochi o fingere che non esistano rischia di essere, per chi ha compiti educativi, un atteggiamento controproducente. Se si ha a che fare con bambini e ragazzi, i videogiochi vanno conosciuti. Perché non parlarne direttamente con chi vi gioca tutti i giorni? Sviluppando questo proposito il Centro di Documentazione Audiovisiva Steadycam ha ideato e sperimentato “Un gioco da ragazzi”, laboratorio educativo sui videogiochi. Un ciclo di incontri nelle scuole, in cui a partire dalla visione di video i ragazzi hanno discusso sul loro modo di giocare, sulle loro esperienze, sui rischi che ritengono importanti e sulle regole per giocare in modo consapevole. L’incontro finale si apre ai genitori, che sotto la guida esperta dei loro figli provano a giocare e si fanno spiegare regole e tattiche. Il laboratorio è stato sperimentato per due anni nelle scuole medie di Mondovì e del monregalese, con un ottimo riscontro: come emerso dai questionari di valutazione, i ragazzi sono felici di poter parlare delle loro partite, mentre i genitori scoprono quanto i videogiochi siano divertenti e, allo stesso tempo, inaspettatamente impegnativi.

 

Giuseppe Masengo



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