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Democrazia 2.0 - Sostenibilità

Torino, 1-4 marzo 2010. Quattrocento giovani, dai 16 ai 26 anni, più altri 200 ragazzi delle scuole superiori; trenta tavoli di discussione sul tema oggi imprescindibile della sostenibilità, ambientale ma anche sociale ed economica. Stiamo parlando del Forum Internazionale di Democrazia 2.0, progetto sviluppato da Biennale Democrazia a Torino all'interno del fitto calendario di eventi che animano Torino Capitale Europea dei Giovani, sotto lo slogan YourTime (ve l'avevamo presentato in un precedente editoriale). Noi di Steadycam saremo coinvolti direttamente, mettendo a disposizione materiale video e partecipando come facilitatori ai lavori dei tavoli.

 

Democrazia 2.0 è già in corso, con le discussioni virtuali e le informazioni reperibili sul sito (vai) e gli interventi formativi tenuti su numerose scuole piemontesi dall'associazione Acmos. Il tema della sostenibilità ambientale è declinato sui quattro elementi della natura: aria, acqua, terra ed energia. Gli stessi elementi saranno oggetto dei tavoli di discussione, strutturati secondo la metodologia dei Town Hall meeting americani: interventi di esperti, stimoli multimediali, pc in dotazione e un facilitatore per ogni gruppo. Un metodo già applicato con successo nella passata edizione di Biennale Democrazia, dove i cittadini avevano discusso di testamento biologico. 

 

Può apparire strana questa incursione di Steadycam nei temi ambientali. In realtà, se ci avete seguito in questi anni, sapete che le sfide ci piacciono e viviamo senza confini, tanto più che in questo caso la distanza è meno ampia di ciò che sembra. Innanzitutto perché Democrazia 2.0 è un grande progetto di partecipazione giovanile, pensato e organizzato per coinvolgere i ragazzi in un processo di costruzione collettiva del sapere tramite gli strumenti del web 2.0 e il lavoro di gruppo: un percorso che sentiamo nostro e che promuoviamo da sempre (vedi anche la nostra pagina di spunti metodologici).

 

Ma non solo. Sostenibilità è un obiettivo a cui tendere non solo nelle grandi decisioni politiche, ma nelle piccole decisioni quotidiane: una questione di consumi e stili di vita. Prendiamo ad esempio la scelta di un'automobile: se la tendenza degli ultimi anni è stata quella di promuovere le quattroruote come emozioni da guidare (vedi), giocattoli con cui divertirsi (vedi) o gioielli da esibire (vedi), negli ultimi tempi sempre più spot sono costruiti sulle caratteristiche ecologiche dei mezzi (vedi). Auspicare una campagna che promuova in maniera analoga l'uso della bicicletta o dei mezzi pubblici può avere senso, o sarebbe uno spreco di soldi (le campagne pubblicitarie costano), o ancora danneggerebbe il già critico settore dell'industria meccanica? Discorso analogo per l'acqua: nella guerra tra quella che elimina l'acqua (vedi), quella bevuta da noti calciatori (vedi) e quella che fa sentire giovani (vedi), quanti bottiglie di plastica - e posti di lavoro - in meno ci sarebbero scegliendo di bere acqua del rubinetto?

Che cosa significa città sostenibile? Quanto conta l'urbanistica e quanto potere ha chi vi abita di modellarla, inventando percorsi sportivi e umani all'interno di essa? Se questa domanda è legittima, allora lo è anche riflettere sulla cittadinanza e l'integrazione partendo dallo spot di un chewing gum (vedi).

 

Fare scelte sostenibili comporta riflessione e informazione. Seguite, ovviamente, da un'azione: scegliere è già agire. Parlando ai potenti, come fece la dodicenne Severn Suzuki nel 1992 di fronte all'ONU (vedi) e come si arriverà a fare alla fine del Forum, quando i giovani raccoglieranno le loro idee e proposte in un manifesto da presentare alle istituzioni. Entrando nelle case per installare lampadine a basso consumo, come nel video di Proper Education (vedi). O anche spegnendo la luce in ufficio quando si esce, perché non paga l'azienda o il comune: paghiamo tutti. Un altro modo per essere la "rivoluzione di noi stessi"? (vedi)

                                                                               La Redazione



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